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Il disco della settimana: Pet Sounds dei Beach Boys

Eccoci a presentare il disco per questa settimana: Pet Sounds dei Beach Boys. Basterebbe solo il nome per dire tutto. Questo disco fa parte dell’A-B-C della cultura musicale di ogni persona, non ascoltarlo significa lasciare perdere un album che ha dato una svolta alla musica. 

A mio parere Pet Sounds è un disco fantastico, molto avanti per l’epoca. È l’undicesimo disco da studio per i Beach Boys, ma fu perlopiù ideato da Brian Wilson mentre gli altri membri della band erano in tour.

La maggior parte della critica lo riconosce come uno degli album più influenti della storia del pop; come dicevo prima i testi delle canzoni e i brani furono ideati da Wilson che, in questo album, raggiunse una forma musicale molto più impegnata e matura sfruttando stumenti molto insoliti come flauti, campanelli di biciclette, il Theremin, clavicembali e addirittura l’abbaiare dei cani.

Brian scrisse la maggior parte dei pezzi tra dicembre 1965 e gennaio 1966 avvalendosi della collaborazione di un giovane autore, incontrato e conosciuto pochi mesi prima, di nome Tony Asher. Il fatto curioso avvenne quando il resto dei Boys tornarono dalla tourneè in Estremo Oriente e si ritrovarono davanti i nuovi pezzi da interpretare: tutti, ma soprattutto Love, erano contrariati dall’abbandono delle tematiche tipiche che portarono la band al successo quali auto veloci, belle ragazze e spiagge assolate.

Quindi la resistenza della band fu notevole ma Wilson, con il suo entusiasmo, li convinse infine a portare avanti il progetto (per fortuna aggiungerei!!).

Come detto il disco era molto all’avanguardia, le tecniche di registrazione inclusero l’uso di un registratore Ampex a 8 tracce abbinato ad una rielaborazione del famoso “wall of sound” creato da Phil Spector. Wilson creò le basi prima con l’orchestra e poi aggiungendo le parti vocali. Inoltre si sbizzarrì in studio nel rielaborare, mescolare, combinare i suoni che registrava per crearne di nuovi; sotto questo aspetto Brian è stato un pioniere dell’uso dello studio di registrazione come strumento.

Mike Love, in un’intervista, disse a proposito delle registrazioni vocali:

Facevamo e rifacevamo le armonie e, se c’era anche il più piccolo accenno di un diesis o di un bemolle, non potevamo andare avanti. Brian cercava ogni minuscolo difetto a cui si potesse umanamente pensare. Tutte le voci dovevano essere giuste, tutte le voci con la loro risonanza e tonalità dovevano essere giuste. Il tempo doveva essere giusto. Il timbro delle voci doveva essere giusto, a seconda di come lui si sentiva. E poi magari, il giorno dopo, poteva gettare tutto completamente al vento e pretendere che si rifacesse tutto da capo.”

Nelle canzoni che compongono la playlist di Pet Sounds si ricordano le celebri “Wouldn’t it be nice”, brano che da risalto alle voci della band con un bel coro che riempie la canzone facendo da “fondo” per gli strumenti; Sloop John B.” la cui origine deriva da un brano dei Kingston Trio e in cui risalta anche qui il lavoro fatto sulle parti vocali (secondo me una delle migliori canzoni dei Beach Boys); “God only knows” è invece una delle prime canzoni ad usare la parola Dio all’interno del titolo e si distingue per la sofisticata tecnica rispetto alle precedenti produzioni dei Boys per la struttura melodica.

Pensare che Pet Sounds avesse avuto talmente tanta influenza da poter ispirare i Beatles alla creazione e alla genesi di Sgt. Pepper (uno dei massimi capolavori degli “Scarafaggi”) non è una cosa da poco, infatti George Martin (storico produttore dei Beatles) dichiarò che “senza Pet Sounds, Sgt. Pepper non sarebbe mai stato realizzato. Sgt. Pepper era un tentativo di eguagliare Pet Sounds.

Inoltre lo stesso McCartney disse:

Fu Pet Sounds che mi fece rimettere i piedi per terra. Adoro quell’album. Ne ho appena comprato uno ciascuno per i miei figli per la loro istruzione… Credo che nessuno sia musicalmente istruito finché non ha ascoltato quell’album. Adoro l’orchestra, gli arrangiamenti… potrebbe essere esagerato dire che è il classico del secolo… ma, per me, è di sicuro un classico che è insuperabile sotto tanti punti… Ho spesso ascoltato Pet Sounds e poi pianto. Lo feci ascoltare così tante volte a John (Lennon) che gli sarebbe stato difficile scappare dall’influenza… Era l’album del suo tempo.

Insomma un album stupendo, dai suoni innovativi a cui generazioni hanno fatto riferimento. Lo consiglio per questa settimana…ascoltatelo, sentitelo, assimilatelo e poi ditemi se ne valeva la pena oppure no.

— Onda Musicale

Tags: Beach Boys, Paul McCartney, George Martin, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Pet Sounds, Brian Wilson, Renzo Tomasi
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