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“Get back”, l’album e il film dei Beatles che non uscirono mai

Nel 1969 i Beatles erano stanchi dopo le lunghe e complicate sessions per il doppio album “bianco“, stufi delle litigate e dello stress legato alla loro vita da stars.

Paul McCartney ipotizzò che parte di questa loro disaffezione fosse da imputarsi al fatto che le loro registrazioni si fossero fatte complicate, sempre più frutto di montaggi tra nastri e strumenti incisi separatamente, e quindi di fatto i 4 ragazzi non suonavano più assieme. Propose quindi agli altri di realizzare un album “come una volta“, suonando tutti assieme, per ottenere un disco che avesse un suono “in studio dal vivo”, e che proprio per questo loro ritorno alle origini avrebbe dovuto intitolarsi “Get Back”.

A causa di un contratto firmato con la United Artists, i Beatles dovevano fare tre film. Per primi girarono i due “musicarelli” “A hard day’s night” e “Help!”, poi si lanciarono nel progetto più psichdelico del “Magical Mystery tour” che però era un prodotto destinato solo alla trasmissione televisiva. Nel 1968 venne realizzato il cartone animato “Yellow Submarine”, ma non gli venne conteggiato come film in quanto la loro partecipazione in carne e ossa era minima.

Nel 1969 McCartney propose di filmare le sessions per il nuovo album “Get Back” e di fare uscire le riprese come un documentario sul loro operato in studio, per mostrare il metodo di lavoro dei Beatles. Nelle intenzioni di Paul la presenza fissa delle telecamere avrebbe inoltre impedito ai ragazzi di litigare. Nulla di questo avvenne: i loro screzi furono registrati e il risultato delle sessions non soddisfò i baronetti, che decisero di abbandonare il progetto sia dell’album sia del film “Get Back” (quella nella foto è la copertina del singolo).

Siamo nel 1969, i Beatles sanno già che tra poco si lasceranno, e che non hanno più molto tempo, né la voglia, per girare un altro film. Decidono quindi di fare un ultimo concerto e di lasciarsi filmare. Paul McCartney vorrebbe tenerlo a Londra, ma gli altri della band non ne hanno voglia; optano quindi per salire sul tetto dello studio di registrazione della EMI con i loro strumenti e i cameramen, e il resto passerà alla storia con il nome di Rooftop concert.

Il progetto di un album e un film intitolati “Get Back” fu quindi abbandonato, ma il materiale audio registrato fu ripreso in mano l’anno successivo dal produttore Phil Spector, che ne ricavò uno dei loro album più famosi: Let it be. Con lo stesso titolo uscì anche il film, che nel 1971 vinse sia un premio Oscar sia un Grammy, entrambi per la migliore colonna sonora.

A causa di questa curiosa genesi “Let it be” è un disco molto strano, con dei brani che suonano come delle sessions, con tanto di voci di studio prima e dopo i pezzi (es: Get back), ai quali il produttore ha aggiunto le musiche risuonate da un’orchestra (es: The long and winding road), sopra le quali John e Paul cantano con la qualità infedele di un live (es: Across the universe).

“Let it be” è quindi un brutto album, composto però da bellissime canzoni. Se si riesce a isolare quanto scritto sopra dai pezzi, ci si accorge che le capacità compositive ed esecutive dei quattro in quest’album è altissima. Brani come Two of us, Dig a pony, I me mine e I’ve got a feeling sono stupendi. Peccato che della canzone Dig it, originariamente lunga 12 minuti, sia stato inserito solo un pezzo centrale da 50 secondi. Anche la classica Maggie Mae è troppo breve.

Paul McCartney aveva mal sopportato la produzione e soprattutto gli arrangiamenti di Phil Spector ai nastri di “Let it be”, pertanto quando ne ha avuto la possibilità (nel 2003) ha fatto ri-uscire l’album rispettando lo spirito con cui i brani erano stati incisi e l’idea originale del disco, intitolandolo “Let it be… naked”. Sentire il suono di quelle canzoni come erano state concepite, e non coperte dai suoni voluti da Phil Spector è emozionante. Abituato alle classiche The long and winding road e Across the universe oscurate da suoni, cori e archi, ascoltarne la versione ripulita è addirittura commovente.  

— Onda Musicale

Tags: The Beatles, Get back
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