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Dal Gol al Pop: storie di calciatori e di sale di incisione

È da molto tempo che i calciatori sono attratti dai lustrini del mondo dello spettacolo. Dalla metà degli anni Sessanta, nell’epoca in cui il Calcio era già divenuto lo sport più popolare del mondo.

Una vocazione Pop che contagiava un po’ tutti, non solo i campioni più celebrati del Pianeta Calcio.

Il Calcio! Definirlo uno sport come tutti gli altri è un indizio di scarsa sensibilità. Dovremmo chiederci invece, per quale motivo, nessuno abbia mai dedicato canzoni ai campioni di altri sport, agli atleti del Tiro con l’arco o della Pallamano, ai saltatori del Lungo o dell’Hockey su prato.

A ben guardare, esistono varie discipline che hanno richiamato la sensibilità di registi, scrittori e poeti. Pensiamo al Pugilato, all’Atletica leggera, al Baseball, al Nuoto, al Tennis, all’Automobilismo. Perfino il Basket e il Bob sono state fonti di ispirazione per canzoni e film di successo. Ma è il Calcio lo sport che più di ogni altro ha ricevuto maggiore considerazione dai movimenti artistici e musicali. 

Quanto a numero di citazioni in canzoni e in film, ai primissimi posti troviamo ovviamente Pelé e Diego Armando Maradona, rispettivamente il re ed il dio del Calcio. Maradona non è mai stato tentato dal mondo dello spettacolo, pur essendo il più Pop di tutti.

Il suo era un talento naturale, bucava il video – resteranno scolpite nella nostra memoria le sue partecipazioni televisive ai programmi di Raffaella Carrà – come e più di una star hollywoodiana: era un discreto ballerino ed aveva il dono del sorriso. A Diego Armando è stata dedicata una delle canzoni più appassionanti e struggenti che siano mai state scritte su un calciatore e sull’intero “Sistema Calcio”.

La Vida Tómbola, di Manu Chao, caratterizzata dal suo sound latino-americano, è un’allegoria dolceamara sullo scorrere della vita, ed è malinconica ed esaltante allo stesso tempo:

Si yo fuera Maradona viviría como él

Si yo fuera Maradona frente a cualquier portería

Si yo fuera Maradona nunca me equivocaría

Si yo fuera Maradona, perdido en cualquier lugar

La vida es una tómbola, de noche y de día

La vida es una tómbola, y arriba y arriba

La vida es una tómbola, de noche y de día

La vida es una tómbola, y arriba y arriba

Si yo fuera Maradona viviría como él

Mil cohetes, mil amigos, lo que venga a mil por cien

Si yo fuera Maradona saldría en Mondovision

Pa’ gritarles a la FIFA que ellos son el gran ladrón

La vida es una tómbola, de noche y de día

La vida es una tómbola, y arriba y arriba

La vida es una tómbola, tómbola

La vida es una tómbola, tómbola, tómbola

Si yo fuera Maradona viviría como él

Porque el mundo es una bola que se vive a flor de piel

Si yo fuera Maradona frente a cualquier porquería

Nunca me equivocaría

Si yo fuera Maradona y un partido que ganar

Si yo fuera Maradona, perdido en cualquier lugar

La vida es una tómbola, de noche y de día

La vida es una tómbola, y arriba y arriba

La vida es una tómbola, de noche y de día

La vida es una tómbola, tómbola, tómbola, tómbola

Indietro a Pelè e Maradona, possiamo trovare una corposa parata di star provenienti dal resto del mondo: George Best, Gheorghe Hagi, Eric Cantona, László Kubala, Johnny Rep, Didier Drogba, Juan Alberto Schiaffino, Samuel Eto’o, Karl Heinz Rummenigge, Ivan Ingimarrson.

La schiera dei calciatori provenienti dalla Gran Bretagna è foltissima: Wayne Rooney, Gordon Strachan, Andy Cole, Roy Keane, Peter Knowles, Johnny Thomson, Sir Jackie Charlton, i romantici e decadenti Paul Gascoigne e Robin Friday.

Anche i giocatori di origine sudamericana non scherzano quanto ad omaggi canori: oltre ai già citati Garrincha e Schiaffino, possiamo trovare Zico, Neymar, Cafu, Cavani, Carlos Tévez, Marcelo Salas, Alexis Sanchez, Humberto Suazo, il re di Roma Paulo Roberto Falcao e il pluripremiato argentino Lionel Messi. Se ci fosse sfuggito qualcuno, ci scusiamo con gli interessati e con i loro tifosi, restando a disposizioni per eventuali integrazioni ai nostri elenchi.

Non potevano mancare in questa sede i calciatori italiani:

ai primi posti, come numero di citazioni, i nomi di Roberto Baggio, Gigi Riva e Francesco Totti, seguiti da Mario Balotelli, Gaetano Scirea, Giacinto Facchetti, Gabriele Oriali, Sebino Nela e Luca Toni.

Cinquant’anni fa, Giorgio Gaber aveva dedicato Barbera e champagne al milanista Gianni Rivera, mentre con Mio fratello è figlio unico, Rino Gaetano aveva rivelato ad un Paese impreparato, che Giorgio Chinaglia non sarebbe mai passato al Frosinone. Lo stesso Rino Gaetano, tre anni più tardi, avrebbe fatto diventare Causio, Tardelli, Antognoni, Zaccarelli, Rivera, Bearzot e Musiello, una delle strofe più irresistibili di Nun te reggae più.

Sembrerebbe siano gli attaccanti e i centrocampisti i ruoli che imprimono il solco più profondo nell’immaginario del tifoso. E che procurino lo stesso effetto anche ai poeti e ai cantanti. Ed è forse questa la ragione per cui, solo il britannico David Seaman e lo statunitense Kasey Keller, siano gli unici due portieri ad aver ricevuto in dedica un brano musicale.  

Il calciatore-campione incarna la figura dell’eroe

Le sue gesta colorano la sua epoca.

Di contro, sorprende l’alto numero di calciatori con aspirazioni musicali.

Nell’elenco che segue, compaiono infatti calciatori, molti dei quali grandissimi campioni, ai quali nessun artista ha mai dedicato un brano musicale: Francesco Graziani, Leo Júnior, Ruud Gullit, Vincenzino Scifo, Paolo “Pablito” Rossi, Zico, Giuseppe “Nanu” Galderisi, Alexi Lalas, Adrian Doherty, Pat Nevin, Stuart Pearce, Clarence Seedorf.

E ancora i laziali Tommaso Rocchi, Paolo Di Canio, Leonardo Talamonti, Antonio ed Emanuele Filippini. E poi Frank Rijkaard, Marco Van Basten, Pablo Daniel Osvaldo, Lucas Podolski, Ivan Juric, Slaven Bilic, Serse Cosmi, Gaizka Mendieta, Paolo De Ceglie, Moise Kean, Ray Clemence e Peter Shilton.

Spinti da una passione spontanea per la musica o piegati al volere di amici e di manager, tutti i calciatori appena menzionati sono entrati in una vera sala d’incisione con il dichiarato obiettivo di pubblicare un singolo.

Se siete degli intenditori di calcio, vi sarete già accorti di come, fra tutti questi elenchi, manchi il nome di un personaggio fondamentale nella storia del Calcio del Novecento.

Stiamo parlando dell’olandese Johan Cruyff, l’inventore del calcio totale, il più iconico rappresentante di quell’arancia meccanica che innamorò milioni di appassionati durante lo scorrere degli anni Settanta.

Vincitore di tre palloni d’oro, 402 gol in 716 partite ufficiali, Cruyff aveva vari soprannomi: per noi italiani era il Profeta del gol, che ispirò il titolo del docu-film sulla sua vita sportiva, ideato e diretto da Sandro Ciotti. Siccome nessuno gli dedicava una canzone, nel 1969 Cruyff si lasciò convincere dal produttore Peter Koelewijn ad entrare in sala d’incisione.

Ci regalò – si fa per dire – un motivetto elementare, una canzoncina per bambini stile banda militare, una maldestra imitazione della beatlesiana Yellow Submarine: “Oei Oei Oei, Dat Was Me Weer Een Loei”

Oei, oei, oei, dat was me weer een loei

Het was net of je zomaar uit je schoenen woei

Oei, oei, oei, dat was me weer een loei

Heb je dat gezien, die tellen we voor tien

Jongens wat een loei

Oei, oei, oei

We gingen naar het boksen kijken

Van een verre neef

Wat kreeg die jongen klappen

Want die ander was op dreef

Toen kwam de derde ronde

Die werd de neef fataal

Zijn gympies stonden op de mat

En hij lag in de zaal

En na de wedstrijd gingen wij

Met onze neef op sjouw

We hoopten dat hij zo

Z´n blauwe oog vergeten zou

Maar in een zakie riep hij

Dat er dubbel werd geteld

De ober haalde uit en zei

Dit is je wisselgeld

Toen was de lol eraf

Wij met man en macht

Onze arme neef maar meteen

Naar huis gebracht

Maar z´n echtgenote wachtte

Woedend in de gang

Dit was de mooiste wedstrijd

En wij zaten eerste rang

Un testo strampalato quello di Peter Koelewijn per il fuoriclasse Johan Cruyff. Impensabile pensare di afferrarne il senso, a meno di non essere olandesi: una traduzione approssimativa potrebbe essere “Oh, oh, oh, ancora un altro colpo”.

La canzoncina parla di un suo parente, un cugino che dovrà combattere (perdendolo malamente) un incontro di pugilato, di un successivo e controverso “giro” al pub all’interno del quale verranno trattati male.

Ed infine il mesto rientro a casa, a tarda sera, dove li attenderà l’ira funesta della moglie contrariata per il loro vagabondare.

In sala d’incisione Cruyff si rivelò l’esatto opposto di come si esprimeva su un campo di calcio: privo del più elementare senso di ritmo, stonato, nervoso, la sua intonazione risultava decisamente scadente. Ci volle più di un drink per farlo rilassare ed in questo modo i tecnici della Polydor riuscirono a registrare il singolo. La canzone entrò nell’hit-parade olandese.

Qualche anno dopo, con il trasferimento di Cruyff in Spagna, all’epoca ancora sotto il regime franchista, la Polydor volle pubblicare la canzone anche nel Paese iberico. In Spagna, il singolo di Cruyff divenne ancora più popolare che nel suo Paese d’origine.

Ben altra storia con Pelé e con il disco, a lui dedicato, composto da Sérgio Mendes.

Siamo nel Brasile del 1977, nel pieno della stagione della bossa nova. Sérgio Mendes scrive un album interamente dedicato a Pelé. Diventerà la colonna sonora di un docu-film sulla vita del Re del Calcio. L’album rappresentò il debutto di Pelé come cantante ed anche come autore.

Pelé canterà infatti in Meu Mundo é uma Bola (Il mio mondo è una palla) e Cidade Grande (Città grande). Sarà accompagnato nel canto da Gracinha Leporace.

Abre a porteira que eu quero entrar

Cidade grande me faz chorar

Abre a porteira que eu quero entrar

Aqui não tenho o que eu tenho lá.

Trovador no fim de tarde dedilhando a viola

Passarinho gorjeando anunciando o luar

Fogão de lenha pra mãezinha cozinhar.

De manhãzinha quando o galo canta

A gente levanta e começa trabalhar

Tira leite da vaquinha vendo o sol raiar

Vai cuidar da roça pra poder vingar.

Olha a boiada na beira da estrada

Olha a vaquejada, eu quero voltar

Cidade grande me fez chorar

Aqui não tenho o que eu tenho lá.

Nella stesura del disco, Pelé non recitò soltanto un ruolo di comparsa: le sue sonorità si rivelarono piacevoli, di sapor tropicale. Nello stile lievemente jazzato tipico di Mendes, con momenti inattesi di quieta meditazione. Contrariamente ai tentativi di molti calciatori di voler assumere una “dimensione pop” senza averne le qualità, i contributi canori di Pelé si rivelarono all’altezza.

Il profilo basso, tenuto dal campione durante le registrazioni, diede ancora una volta la misura della grande modestia del Pelé-uomo, alle prese con un’attività a lui sconosciuta.

La critica riconobbe a Pelé qualità compositive ed interpretative inattese. Sottolineò come il campione si fosse lasciato condurre dal talento di Gracinha Leporace, la cantante carioca coniuge di Sérgio Mendes, celebre per le sue tonalità morbide e dolci.

La voce della Leporace si fuse alla perfezione con quella del Re del calcio, garantendo che la qualità finale del disco non scivolasse mai in un territorio discordante.

Stando alla nostra ricerca, Edson Arantes do Nascimento-Pelé potrebbe essere l’unico calciatore che, nella sua carriera da professionista, oltre ad aver ricevuto innumerevoli omaggi e citazioni, abbia inciso una canzone destinata ai consumatori del “mercato” musicale.

Invece non è il solo

Esiste anche un altro calciatore, molto popolare in Italia agli inizi degli anni Settanta. Uno che, già tre anni prima di Pelé, si era cimentato come cantante, incidendo un 45 giri per un’importante casa discografica.

Stiamo parlando di Giorgio Chinaglia. Il centravanti che trascinò a suon di gol la Lazio di Tommaso Maestrelli alla conquista dello Scudetto nel 1974.

Un gigante buono, dal carattere irascibile, dalle movenze non sempre aggraziate, che però sapeva essere devastante proprio per la sua fisicità.

Rino Gaetano, pur non essendo un tifoso di professione, era rimasto colpito dal personaggio-Chinaglia. Fra loro due, molte erano le affinità elettive: le comuni modeste origini, l’aver dovuto emigrare prima di riuscire a sfondare, ciascuno nel proprio settore di competenza. Rino sapeva che Giorgio Chinaglia era un non allineato, rifiutava le regole del “sistema-calcio” esattamente come a lui erano indigeste quelle delle case discografiche. Un pensiero impossibile, un ossimoro: fu quel che ispirò la stesura di Mio Fratello è figlio unico. Una canzone che già dal titolo era un ossimoro di per sé.

La grande popolarità raggiunta da Chinaglia nel volgere di un biennio lo portò ad incidere un 45 giri per la RCA. Furono gli Oliver Onions, l’iconica pop band romana formata dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis, a contattarlo.

Bud Spencer, Terence Hill e gli Oliver Onions: la spensierata allegria degli italiani negli anni Settanta

Erano famosissimi per aver composto le colonne sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Da grandi tifosi della Lazio, scrissero un pezzo su misura per ‘Long John’, il soprannome datogli dai tifosi biancocelesti.

Chinaglia, che aveva vissuto in Galles da ragazzo, si mostrò subito a suo agio nelle vesti di pop star d’importazione. Roccioso come Bud Spencer, il suo motivetto, cantato in inglese – I’m Football Crazy – era il ritratto fedele di questo campione imperfetto.

Giorgio Chinaglia e gli Oliver Onions entrarono negli studi RCA sulla Via Tiburtina il giorno di San Valentino. Era il 14 febbraio 1974, quattro giorni prima di Lazio Juventus, la “partita chiave” di quella stagione.

Long John aveva fatto bene i compiti a casa e non ci mise molto ad eseguire la sua parte. Ciancicò le sue strofe, che vennero registrate in un tono ancora più basso per attenuarne le frequenti stonature.

Sunday morn’, rain or shine

Gotta make the game on time

All week long, gotta train

‘Cos I’m better than the rest!

Alright

Alright

Match’ll start, feeling good

Rival team is raving too

On the field, think of you

Trainer says, “Some love tonight!”

Alright

Alright

Football crazy, yeah!

Guess I’m just football mad!

Make that goal now, boy!

Keep that ball for me!

Don’t wanna miss my chance!

In she goes, just look!

Nice and easy, goal!

Yes, I’m the best

(Yeahhh!)

I’m the best in all the world

(Yeahhh!)

I’m the strongest of them all

(Yeahhh!)

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

Sunday night, match is through

Now I’ve got more time for you

Tuesday dawn, ‘nother day

Will I make it to Sunday?

Alright

Alright

dnesday comes, bright and gay

I’ll be on thе ball today

On the field, think of you

Trainer says, “No love tonight!”

Alright

Alright

Football crazy, yeah!

Guess I’m just football mad!

Make that goal now, boy!

Keep that ball for me!

Don’t wanna miss my chance!

In she goes, just look!

Nice and easy, goal!

Yes, I’m the best

(Yeahhh!)

I’m the best in all the world

(Yeahhh!)

I’m the strongest of them all

(Yeahhh!)

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

I’m football crazy!

L’allegra atmosfera western che aleggiava sul pezzo, necessitava di un tocco di voci femminili.
Un’enigmatica Gabrielli Ferri nei primi anni Settanta – Roma, 1973 circa

La RCA di quegli anni era considerata la più grande “Fabbrica di Musica” d’Italia. Tra i corridoi e il mitico bar-tavola calda all’interno dello stabilimento era possibile incontrare grandi personaggi. Come Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Ennio Morricone e Renato Zero.

Gli Oliver Onions notarono Gabriella Ferri seduta in una sala d’attesa mentre discuteva con i fonici riguardo il suo nuovo disco. La Ferri, all’epoca, era un notissimo personaggio televisivo ed era considerata la regina della canzone romanesca. Nonostante le sue tiepide simpatie per la Roma giallorossa, accettò immediatamente di far parte del coro per la canzone del più rappresentativo calciatore della Lazio. Il disco di Giorgio Chinaglia non entrò nella Top 10 dell’ Hit Parade ma raggiunse la venticinquesima posizione nella classifica di vendite dei 45 giri di quell’anno.

Dobbiamo parlarvi di un altro grande campione che non è apparso – fin qui – in nessuno dei nostri elenchi di calciatori-cantanti. Vogliamo concludere il nostro excursus calcistico-musicale parlandovi di un calciatore che è considerato un mito vivente: Franz Beckenbauer.

Fußball!

Chiuderemo parlandovi di Kaiser Franz perché fu proprio lui a fare da apripista. Tutti gli altri calciatori, i campionissimi e i presunti tali, sarebbero venuti dopo.

Monaco, 1966.

A vent’anni Franz Beckenbauer ha già conquistato l’opinione pubblica ed è maturo abbastanza per caricarsi sulle spalle l’intero movimento calcistico della Germania Ovest. Non disponeva certamente delle qualità canore di Freddy Mercury e degli altri componenti dei Queen. Tuttavia, con la sua consueta e misurata discrezione, rassicurerà tutti i tedeschi, tifosi e non, che Gute Freunde kann niemand trennen. Che nessuno avrebbe potuto dividere dei buoni amici.

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Lass doch die andern reden

Was kann uns schon geschehn

Wir werden heut und morgen

Nicht auseinander gehn

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Glück kannst du leicht ertragen

Wenn dir die Sonne scheint

Aber in schweren Tagen

Da brauchst du einen Freund

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Gute Freunde kann niemand trennen

Gute Freunde sind nie allein

Weil sie eines im Leben können

Füreinander da zu sein

Gute Freunde

Gute Freunde

Gute Freunde

Gute Freunde

Gute Freunde kann niemand trennen, con ben vent’anni d’anticipo rispetto alla Friends will be friends dei Queen, ne anticiperà toni e contenuti.

“When you’re in need of love they give you care and attention”, una delle strofe di Friends will be friends, contiene lo stesso calore ed esprime gli stessi sentimenti che si provano ascoltando la canzoncina di Kaiser Franz.

Deve esistere un rapporto tra il Calcio e la Musica molto più profondo di quanto non si immagini. Andrebbe studiato a fondo, partendo dalla fenomenologia della nazionale cantanti e dal significato che ha assunto nella nostra società. Calcio e Musica hanno uno stesso denominatore comune: la passione. Altrimenti spiegateci voi, perché gli Ultras di tutto il mondo seguano le partite delle loro squadre cantando dal primo al novantesimo minuto.

Friends will be friends: Beckenbauer, Chinaglia e Pelé insieme a New York ai tempi del Cosmos – 1976 circa

— Onda Musicale

Tags: Lucio Dalla, Renato Zero, Giorgio Gaber, Rino Gaetano, Raffaella Carrà, Manu chao
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