Quando penso agli Helmet, mi torna in mente il suono di una band che ha saputo mescolare in modo magistrale la potenza del metal, la precisione del jazz e l’energia del punk.
Nati a New York nel 1989, gli Helmet hanno ridefinito i confini della musica alternativa degli anni ’90. Con una visione ben precisa e un approccio senza compromessi, sono stati capaci di influenzare generazioni di musicisti e appassionati di rock pesante.
Tutto ha inizio con Page Hamilton, chitarrista e cantante nonché anima creativa del gruppo. Originario di Portland, Hamilton si trasferisce a New York per studiare jazz alla Manhattan School of Music. Qui, però, il suo percorso subisce una svolta: l’amore per il jazz si fonde con il fascino del noise rock e della scena hardcore della Grande Mela. Con il bassista Henry Bogdan, il chitarrista Peter Mengede e il batterista John Stanier, Hamilton dà vita agli Helmet, una band che sarebbe diventata il simbolo di un sound unico, diretto e feroce.
L’esordio discografico avviene nel 1990
E arriva con con “Strap It On”, un album grezzo e sperimentale pubblicato dalla Amphetamine Reptile Records. Ma è con il secondo album, “Meantime” (1992), che la band esplode a livello internazionale. Questo disco, trainato da brani iconici come “Unsung”, “In the Meantime” e “Give It“, rappresenta un perfetto equilibrio tra riff martellanti e precisione ritmica. In quegli anni, gli Helmet si affermano come una delle band più originali della scena alternative metal, conquistando un pubblico trasversale grazie anche ad una produzione pulita e potente, curata da Steve Albini.
Negli anni successivi, gli Helmet continuano a sperimentare
Con “Betty” (1994), il loro terzo album, dimostrano di non avere paura di spingersi oltre. Canzoni come “Milquetoast”, “Wilma’s Rainbow” e “I Know” rivelano una vena più melodica, pur mantenendo intatta l’aggressività che li caratterizza. Hamilton esplora sonorità blues, funk e jazz, senza mai perdere l’identità del gruppo. È un disco che divide critica e fan, ma resta un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione della band.
Il 1997 segna l’uscita di “Aftertaste”, un album che ritorna a un suono più diretto, con brani come “Pure”, “Exactly What You Wanted” e “Like I Care”. Tuttavia, le tensioni interne e il mutare dei gusti musicali segnano un periodo difficile per gli Helmet, che si sciolgono nel 1998.
La storia, però, non finisce qui
Page Hamilton rilancia il progetto nel 2004 con una nuova formazione e pubblica “Size Matters”, seguito da altri lavori come “Monochrome” (2006), “Seeing Eye Dog” (2010) e “Dead to the World” (2016). Nonostante i cambi di line-up, Hamilton resta fedele alla visione originaria degli Helmet: creare musica potente, intellettualmente stimolante e mai banale.
Gli Helmet sono una band che ha lasciato un segno indelebile nel panorama musicale. Brani come “Unsung”, “In the Meantime”, “Milquetoast” e “Pure” continuano a risuonare nelle playlist di chi ama il rock pesante e innovativo.
Formazione attuale
- Page Hamilton – voce, chitarra (1989-1998, 2004-presente)
- Dan Beeman – chitarra (2008-presente)
- Dave Case – basso (2010-presente)
- Kyle Stevenson – batteria, percussioni (2006-presente)
Album in studio
- 1990 – Strap It On
- 1992 – Meantime
- 1994 – Betty
- 1997 – Aftertaste
- 2004 – Size Matters
- 2006 – Monochrome
- 2010 – Seeing Eye Dog
- 2016 – Dead to the World
- 2023 – Left