Walter Trout è uno dei chitarristi e cantanti blues più apprezzati e amati al mondo. Nato il 6 marzo 1951 a Ocean City (New Jersey), Walter ha vissuto una vita straordinaria, segnata dalla musica, dalla passione e da una lotta contro il destino che lo ha reso un’icona del blues moderno.
Con una carriera che spazia dagli anni ’70 a oggi, Walter Trout ha suonato con alcune delle più grandi leggende del blues e del rock, sviluppando uno stile unico che unisce tecnica, feeling e un’energia travolgente. La sua storia è quella di un uomo che ha trasformato il dolore in arte, regalando al mondo musica che tocca l’anima.
Gli inizi: dalla costa del New Jersey al mondo
Walter Trout inizia a suonare la chitarra da adolescente, ispirato da artisti come B.B. King, Buddy Guy e Jimi Hendrix. La sua passione per il blues è immediata e già negli anni ’60 inizia ad esibirsi nei locali della costa del New Jersey. Negli anni ’70 si trasferisce in California, dove entra a far parte della vivace scena musicale di Los Angeles. Qui, inizia a suonare con diverse band, affinando la sua tecnica e costruendosi una reputazione come chitarrista talentuoso e versatile.
Le collaborazioni: da John Mayall ai Bluesbreakers
Dal 1981 al 1985 è stato membro del gruppo Canned Heat. Uno dei momenti più significativi della sua carriera è l’ingresso nei John Mayall’s Bluesbreakers nel 1984. Con John Mayall, Walter suona per cinque anni, contribuendo a album come “Behind the Iron Curtain” (1985) e “Chicago Line” (1988). Questa esperienza lo porta a esibirsi in tutto il mondo e a suonare con alcune delle più grandi leggende del blues, tra cui Eric Clapton, Mick Taylor e Coco Montoya.
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Dopo aver lasciato i Bluesbreakers, Walter Trout forma la Walter Trout Band, con cui inizia una carriera solista di successo. Il suo primo album da solista, “Life in the Jungle”, viene pubblicato nel 1990 e ottiene un buon successo, grazie a brani come “Life in the Jungle” e “The Love That We Once Knew”. L’album è un mix di blues, rock e influenze soul, con riff potenti e melodie che rimangono impresse nella memoria.
La lotta per la vita e il ritorno trionfale
Nel 2013 Walter Trout affronta una delle sfide più difficili della sua vita: una grave malattia al fegato che lo costringe a un trapianto. Durante il periodo di recupero continua a suonare e a scrivere musica, trasformando il suo dolore in arte. Il suo album “The Blues Came Callin’” (2014) è un tributo alla sua lotta e alla sua passione per la musica, con brani che parlano di speranza, resistenza e amore per la vita.
Dopo il trapianto torna più forte che mai, pubblicando album acclamati come “Battle Scars” (2015) e “Survivor Blues” (2019). La sua musica, fatta di energia, emozione e sperimentazione, ha influenzato una nuova generazione di artisti, dimostrando che il blues può essere ancora vivo e rilevante.
La tecnica di Walter Trout
Walter Trout è un chitarrista che unisce tecnica e feeling in modo straordinario. La sua tecnica si basa su una solida conoscenza del blues, con un uso sapiente delle scale pentatoniche e del bending, che conferiscono al suo suono un’espressività unica. Tuttavia, ciò che lo distingue è il suo approccio moderno e sperimentale.
Uno degli aspetti più distintivi del suo stile è l’uso del vibrato e degli assoli melodici, che gli permettono di creare frasi musicali intense e coinvolgenti. La sua chitarra è spesso in primo piano, con riff potenti e incalzanti, che dimostrano la sua padronanza dello strumento. Un altro elemento chiave del suo sound è l’uso del tone, che Walter modella con grande attenzione per ottenere un suono caldo e avvolgente. Questo lo rende particolarmente adatto ai contesti live, dove la sua energia e il suo carisma possono esprimersi al massimo.
Walter Trout: un musicista in continua evoluzione
Walter è un musicista che ha saputo mantenere la propria identità pur evolvendosi costantemente. La sua musica, fatta di energia, emozione e sperimentazione, ha influenzato una nuova generazione di artisti, dimostrando che il blues può essere ancora vivo e rilevante. Con oltre 50 anni di carriera, Walter Trout continua a essere un punto di riferimento per chi cerca musica autentica e senza compromessi.
La sua vita privata
Nel 1990 Trout incontrò Marie Brændgård, una dirigente pubblicitaria di 27 anni, durante la registrazione del suo secondo album da solista, Prisoner of a Dream, in Danimarca. Sebbene sposato all’epoca, la corteggiò e la convinse a lasciare la Danimarca e trasferirsi in California e chiese il divorzio. Nel 1991 si sposarono a Huntington Beach (California) dove la coppia vive ancora. Hanno tre figli: Jonathan (1993), Biscuit (1996) e Dylan (2001) che ora vivono tutti in Danimarca, dove Walter e Marie mantengono anche una residenza. Marie ha gestito la carriera di Trout dal 1993. Nel febbraio 2017 è stato pubblicato il suo libro The Blues-Why It Still Hurts So Good. Trout e Marie hanno scritto insieme diverse canzoni e nel 2021 la loro collaborazione per il brano “All Out of Tears“, scritto a tre con Teeny Tucker, ha vinto il premio “Song of the Year” ai Blues Music Awards di Memphis.