Enya, nome d’arte di Eithne Pádraigín Ní Bhraonáin, è una delle artiste più enigmatiche e influenti della musica contemporanea.
Nata il 17 maggio 1961 a Dore, un piccolo villaggio di pescatori nella contea di Donegal, nel nord-ovest dell’Irlanda, Enya è cresciuta in una regione nota come Gaeltacht, dove la lingua gaelica irlandese è ancora parlata. Questa eredità linguistica e culturale ha plasmato profondamente la sua identità musicale, rendendola una delle ambasciatrici più celebri della tradizione celtica nel mondo. Con oltre 80 milioni di dischi venduti, Enya è la cantante solista irlandese di maggior successo e una figura iconica nel panorama della musica new age, seconda solo agli U2 come fenomeno musicale irlandese.
La sua infanzia
Enya nasce in una famiglia intrisa di musica. I nonni erano membri di una band itinerante che si esibiva in giro per l’Irlanda, il padre Leo era il leader della Slieve Foy Band prima di aprire il famoso Leo’s Tavern a Meenalech, mentre la madre Baba suonava in un gruppo di ballo e successivamente insegnò musica alla Gweedore Comprehensive School. Quinta di nove figli, Enya cresce in un ambiente in cui le storie celtiche di fate, maghi e cavalieri, cantate in gaelico, sono parte del quotidiano. Questo legame con la tradizione orale e musicale irlandese diventa la base del suo stile unico.
Fin da giovane Enya mostra un talento naturale per la musica
Studia pianoforte classico sotto la guida di un sacerdote locale a Donegal e approfondisce le sue competenze al Loreto College di Milford, dove eccelle anche in materie artistiche come il disegno. La sua formazione classica si intreccia con l’influenza della musica tradizionale irlandese, creando una sensibilità musicale che sarà il cuore della sua carriera.
L’incontro con i Clannad
Nel 1968, alcuni dei suoi fratelli – Máire (Moya), Pól e Ciarán – insieme agli zii Noel e Padraig Duggan, fondano la band An Clann As Dobhair, poi ribattezzata Clannad negli anni ’70. Il gruppo diventa una delle istituzioni del folk irlandese, mescolando tradizione celtica con elementi di jazz e pop. Dopo aver completato gli studi nel 1979, Enya si unisce ai Clannad nel 1980 come tastierista e corista, contribuendo agli album Crann Úll (1980) e Fuaim (1982). La sua voce eterea e le sue abilità al pianoforte arricchiscono il suono del gruppo, ma Enya sente il bisogno di esplorare una strada più personale.
Nel 1982, insieme al produttore e manager Nicky Ryan, lascia i Clannad
Questa decisione segna l’inizio di una collaborazione artistica fondamentale con Nicky e sua moglie Roma Ryan, paroliera, che diventeranno i pilastri del suo successo solista. Il trio si trasferisce ad Artane, un sobborgo di Dublino, dove Nicky possiede uno studio di registrazione che diventerà il laboratorio creativo di Enya.
L’esordio solista di Enya e la svolta con Watermark
Il primo passo verso la carriera solista arriva nel 1984, quando Enya compone la colonna sonora del film The Frog Prince. Ma è nel 1986 che il suo talento attira l’attenzione internazionale: la BBC le commissiona la musica per il documentario The Celts. Dai 70 minuti di musica realizzati, 41 vengono rielaborati per il suo album di debutto, Enya (1987), anticipato dal singolo I Want Tomorrow. L’album raggiunge la seconda posizione nelle classifiche irlandesi, ma rimane un fenomeno locale. Tuttavia, il suo stile – un mix di melodie celtiche, atmosfere meditative e una voce cristallina – inizia a definirsi.
La vera svolta arriva nel 1988 con Watermark, il secondo album, pubblicato sotto contratto con Warner Music grazie all’intuizione del manager Rob Dickins
Il singolo Orinoco Flow diventa un successo globale, raggiungendo la vetta delle classifiche in diversi paesi e vendendo oltre 10 milioni di copie. Il brano, con i suoi arpeggi sognanti e il coro multistrato, introduce il pubblico al caratteristico “sound Enya”: una fusione di folk celtico, musica classica e sperimentazioni elettroniche, resa unica dalla tecnica delle multivocals, in cui la sua voce viene sovrapposta fino a cento volte per creare un effetto corale.
Il successo internazionale e i Grammy
Dopo Watermark, Enya consolida la sua fama con Shepherd Moons (1991), che vende 14 milioni di copie e le vale il primo Grammy nella categoria Best New Age Album. Segue The Memory of Trees (1995), altro successo da 10 milioni di copie e secondo Grammy. Nel 1997, per celebrare i dieci anni di carriera, pubblica la raccolta Paint the Sky with Stars: The Best of Enya, che include il singolo Only If… e supera i 12 milioni di copie vendute.

Il 2000 segna l’apice commerciale con A Day Without Rain, il suo album più venduto (15 milioni di copie)
Il singolo Only Time diventa un simbolo di speranza dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quando viene usato come sottofondo nei servizi televisivi americani. Enya dona i proventi della versione speciale del brano alle famiglie delle vittime, entrando per la prima volta nella Top 10 della Billboard Hot 100. L’album le frutta il terzo Grammy.
Nel 2001, Enya compone May It Be e Aníron per la colonna sonora de Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello di Peter Jackson. May It Be, cantata in inglese e Quenya (una lingua inventata da Tolkien), riceve una nomination all’Oscar, consolidando il suo status di artista capace di attraversare generi e culture.
Evoluzione e innovazione: Amarantine e Dark Sky Island
Nel 2005 Amarantine introduce una novità: l’uso del Loxian, una lingua immaginaria creata da Roma Ryan, che riflette l’approccio visionario del trio. L’album vince il quarto Grammy. Dopo And Winter Came… (2008), un lavoro a tema invernale, Enya si prende una pausa di sette anni, tornando nel 2015 con Dark Sky Island. Ispirato alle isole e ai linguaggi tolkeniani, l’album dimostra che la sua formula – melodie eteree, testi poetici e produzione impeccabile – rimane fresca e rilevante.
La vita privata di Enya
Enya è nota per la sua riservatezza. Non ha mai fatto un tour, pur esprimendo occasionalmente il desiderio di esibirsi dal vivo. Vive dal 1997 nel castello Manderley, una dimora vittoriana vicino a Dublino, chiamata così in omaggio al romanzo Rebecca di Daphne du Maurier. Vicino di casa e amico è Bono degli U2. La sua timidezza e dedizione alla musica l’hanno resa una figura misteriosa: vittima di stalking negli anni ’80, tra cui un episodio con un fan italiano, Enya ha sempre protetto la sua privacy, evitando i riflettori e i tabloid.
Polistrumentista, con una predilezione per il pianoforte, Enya compone ogni nota dei suoi brani, spesso in gaelico, latino o lingue inventate, mentre Roma scrive testi che evocano miti e paesaggi ancestrali. Nicky, con la sua maestria tecnica, trasforma queste visioni in capolavori sonori.
Con quattro Grammy, sette World Music Awards, due lauree honoris causa e una nomination all’Oscar, Enya ha ridefinito la musica new age, portando la cultura celtica a un pubblico globale. La sua assenza dai palcoscenici non ha mai diminuito il suo impatto: è la cantante femminile più ricca di Irlanda e Regno Unito, un’icona che parla attraverso la sua arte.