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Tell me a song: “The Year of the Cat” di Al Stewart

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Al Stewart

Tra i brani più celebri del cantautore scozzese Al Stewart, The Year of the Cat si distingue come un capolavoro senza tempo, un intreccio di melodie evocative e testi ricchi di immagini poetiche.

Pubblicata nel 1976 come singolo principale dell’album omonimo, la canzone The Year of the Cat ha conquistato il pubblico internazionale grazie alla sua atmosfera sognante e al suo sound sofisticato, che fonde folk, pop e progressive rock. Ma dietro la sua bellezza si cela una storia affascinante, fatta di ispirazioni inaspettate, collaborazioni geniali e significati aperti all’interpretazione.

La genesi di The Year of the Cat

La nascita di The Year of the Cat è un esempio di come il caso e la creatività possano intrecciarsi per dar vita a qualcosa di straordinario. Inizialmente, il brano non era destinato a essere quello che conosciamo oggi. Al Stewart aveva scritto una canzone intitolata Foot of the Stage, ispirata alla tragica morte del comico britannico Tony Hancock, avvenuta nel 1968 per overdose. I testi originali parlavano di un uomo tormentato che si esibiva sul palco, un riflesso della vita di Hancock, che Stewart ammirava per il suo talento ma di cui conosceva le difficoltà personali. Tuttavia, Al Stewart si rese conto che il tono malinconico di quel pezzo non si adattava alla melodia che aveva in mente, e il progetto rimase in sospeso.

On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime

L’ispirazione definitiva arrivò da un evento apparentemente casuale

Al Stewart stava sfogliando un libro sull’astrologia vietnamita quando si imbatté nel concetto dell’“Anno del Gatto” (che corrisponde all’“Anno del Coniglio” nell’astrologia cinese). Questo lo colpì profondamente: l’immagine di un gatto, simbolo di mistero, indipendenza e grazia, si adattava perfettamente alla melodia che stava sviluppando con il produttore Alan Parsons. Decise così di riscrivere i testi, abbandonando il tema di Hancock per creare una narrazione più enigmatica e universale.

La collaborazione con Alan Parsons (leggi la nostra intervista) fu cruciale. Parsons, già noto per il suo lavoro con i Pink Floyd (The Dark Side of the Moon), portò un approccio cinematografico alla produzione. L’introduzione strumentale, con il celebre assolo di pianoforte di Peter Wood (che co-scrisse la musica con Stewart) e i successivi interventi di chitarra e sassofono, trasformò la canzone in un’esperienza quasi visiva, come la colonna sonora di un film immaginario. Stewart stesso ha dichiarato in interviste che Parsons “ha dato alla canzone un’atmosfera che sembrava dipingere un quadro”.

Il significato del testo di “The Year of the Cat”

The Year of the Cat racconta una storia che si svolge in un luogo esotico e indefinito, forse un bazar nordafricano o mediorientale, dove il narratore si ritrova coinvolto in un incontro casuale con una donna misteriosa. I versi iniziali – “On a morning from a Bogart movie / In a country where they turn back time” – evocano l’immaginario di un film noir, con riferimenti a Humphrey Bogart e a un’atmosfera fuori dal tempo. La donna, con “a silk dress running like a watercolor in the rain”, diventa il fulcro della narrazione, un simbolo di seduzione e transitorietà.

Il ritornello, con la frase “In the year of the cat”, non offre una spiegazione esplicita, lasciando spazio a molteplici interpretazioni. Per alcuni, il “gatto” rappresenta la protagonista femminile, sfuggente e affascinante come un felino. Per altri, è un’allusione al destino o al caso, temi centrali nella filosofia astrologica che ha ispirato il titolo. Al Stewart ha sempre evitato di dare una lettura definitiva, preferendo che gli ascoltatori trovassero il proprio significato.

“While she looks at you so coolly
And her eyes shine like the moon in the sea
She comes in incense and patchouli
So you take her to find what’s waiting inside”

In un’intervista degli anni ’80, ha detto:

Mi piace pensare che sia una canzone su un momento che sfugge, un’esperienza che non puoi afferrare del tutto, come un sogno che svanisce al risveglio”

L’arrangiamento del brano

Musicalmente, The Year of the Cat è un esempio perfetto dell’abilità di Stewart di fondere il folk acustico con elementi più complessi. L’introduzione al pianoforte, scritta da Peter Wood, è diventata iconica, seguita da un assolo di sassofono di Phil Kenzie che aggiunge un tocco di sensualità e malinconia. La chitarra elettrica di Tim Renwick e quella acustica di Stewart completano il quadro, creando un equilibrio tra raffinatezza e accessibilità.

Il brano, della durata di oltre sei minuti, era insolito per un singolo radiofonico dell’epoca, ma il suo fascino irresistibile lo portò comunque al successo. Raggiunse la Top 10 negli Stati Uniti e divenne uno dei pezzi più rappresentativi della carriera di Al Stewart, consolidando la sua reputazione come autore di canzoni “narrative” che combinano storia, poesia e musica.

Il suo contesto culturale

Uscita nel 1976, The Year of the Cat riflette il clima musicale di quel periodo, un’epoca in cui il rock progressivo e il pop sofisticato stavano vivendo un momento d’oro. L’album omonimo, prodotto durante le sessioni agli Abbey Road Studios di Londra, è considerato uno dei lavori più riusciti di Al Stewart, grazie anche alla sinergia con Alan Parsons e a un gruppo di musicisti di altissimo livello.

Nel corso degli anni, “The Year of the Cat” è stata reinterpretata e citata in numerosi contesti

La sua capacità di evocare immagini vivide e di trasportare l’ascoltatore in un altro mondo la rende timeless, un termine spesso abusato ma qui perfettamente appropriato. Ancora oggi, è un brano che cattura l’immaginazione di nuove generazioni, grazie alla sua aura di mistero e alla sua eleganza senza tempo. Dalla sua genesi, nata da un’idea scartata e da un’intuizione astrologica, al suo sviluppo in studio con Alan Parsons, fino al suo status di classico, il brano rappresenta il meglio di Al Stewart: un cantautore capace di trasformare frammenti di vita e immaginazione in arte. Il suo significato rimane sfuggente, come il gatto del titolo, ma forse è proprio questa ambiguità a renderla così affascinante.

— Onda Musicale

Tags: Pink Floyd/Alan Parsons/Abbey Road Studios
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