Il 24 novembre 1991 fu un giorno funesto per la musica rock. Ci lasciava Freddie Mercury, frontman dei Queen, e anche Eric Carr, il batterista dei Kiss.
A trent’anni di distanza, si sente il peso delle grandi assenze. Eric Carr – al secolo Paul Charles Caravello, di origini italiane – era proprio come uno di noi. Un ragazzo amante della musica che finisce per suonare con la band dei suoi sogni. Subito dopo aver fatto il provino, chiese l’autografo ai suoi miti. Ecco la storia di un italo-americano di Brooklyn che riesce a entrare nell’Olimpo del rock.
Chi era Eric Carr?
Paul Charles Caravello nasce il 12 luglio 1950 a Brooklyn. Cresce in una umile famiglia di origini italiane, il padre Albert e la madre Connie lo hanno cresciuto a pizza, pasta e pomodoro, caffè, che saranno sempre i piatti preferiti di Paul Charles.
Fin da bambino rimane folgorato da una esibizione dei Beatles all’ “Ed Sullivan Show”, in particolare da Ringo Starr e decide che avrebbe imparato a suonare il … “tamburo”. Per riuscire a guadagnarsi la sua prima batteria, nel dopo-scuola aiutava il padre con piccoli lavoretti come sgomberi di cantine, traslochi, riparazioni di piccoli elettrodomestici. Allo stesso tempo, suonava negli scantinati e nel circuito dei piccoli club. Aveva messo su due band: i Cellarmen e i Salt & Pepper. Con una delle numerose band in cui suonava, i Creation, ebbe una brutta avventura: rimase coinvolto in un incendio che divampò nel locale in cui suonavano, il “Gulliver”, alla periferia di New York. In quell’occasione, 24 persone persero la vita tra le fiamme. Caravello riuscì a fuggire e mettersi in salvo. Per lui, all’orizzonte c’erano altre prospettive.
La favola rock di Eric Carr: i provini con i Kiss
Nel 1980, i Kiss “licenziarono” il loro batterista storico Peter Criss (George Peter John Criscuola). Era maggio, subito dopo la pubblicazione dell’album “Unmasked”. Il tour, però, incombeva e bisognava cercare un nuovo batterista che fosse all’altezza. Decisero di indire delle audizioni e l’unico mezzo di diffusione per le date dei provini era il tam tam radiofonico, e le inserzioni sulle riviste. Ma anche il “passaparola” nei corridoi dell’ambiente musicale.
Fu così che nell’estate dello stesso anno, Paul Charles Caravello ricevette l’informazione sui provini dei Kiss da un amico. Quasi fuori tempo massimo, decise di provarci e per evitare che il plico con la musicassetta del demo-tape, un breve curriculum e 4 foto tessera arrivassero in ritardo per posta, decise di consegnarlo personalmente presso gli uffici del management dei Kiss. Sulla cartellina arancione, campeggiava il nome di Bill Aucoin, il manager della band.
Erano giunte oltre 2000 candidature, ma quel plico arancione si fece notare. Vennero selezionati solo 200 batteristi e convocati per le audizioni. Tra i requisiti richiesti dal management:
- Capelli lunghi;
- Bella presenza;
- Attitudine rock;
- Uso del doppio pedale;
- Una bella voce per i cori e alcuni brani da solista;
- Nessun tatuaggio vistoso che potesse far individuare l’identità del batterista che si sarebbe celato dietro la maschera (i Kiss erano noti proprio perché nessuno conosceva i loro volti dietro il trucco).
Caravello, musicista sconosciuto, partiva con il piede giusto.
Il contenuto del demo-tape
Paul Charles Caravello – non ancora Eric Carr – decide di incidere sulla musicassetta del provino due tracce dei Kiss in cui metteva in evidenza sia le doti “batteristiche” che quelle di cantante. I brani erano “Torpedo Girl” e “Shandi”. Inoltre, incise due brani dei Van Halen: “The Cradle Will Rock” e “You really Got me” dei Kinks nella versione Van Halen.
Il demo-tape piacque, al punto da essere convocato tra i trenta selezionati su 200 per il provino live in presenza degli altri membri della band: Paul Stanley, Gene Simmons, Ace Frehley. Indipendentemente da come sarebbero andate le cose, Paul Charles sarebbe stato tra i pochi eletti al di fuori della riservata cerchia di amici, parenti e collaboratori, a vedere i Kiss senza trucco e suonare con loro.
Le audizioni live
Durante i provini dal vivo, i Kiss selezionarono una scaletta di brani che avrebbe permesso loro di individuare a colpo sicuro il batterista giusto. I brani in scaletta furono:
- Detroit rock City,
- Strutter;
- Firehouse;
- Rock and Roll All Nite;
- Black Diamond (con parte solista).
Al termine delle audizioni, Paul Charles candidamente si presentò ai componenti della band per chiedere gli autografi, sicuro che uscito dagli studios non li avrebbe più rivisti. Era l’occasione per immortalare un momento irripetibile. Invece, i Kiss furono favorevolmente colpiti da quel ragazzo pieno di energia, con un drumming potente, la voce rauca, un’ottima preparazione tecnica, ma anche tanta umiltà, simpatia e un carattere buono che riusciva a “fare gruppo”.
Pochi giorni dopo, Carr fu convocato per la scelta finale. I Kiss avevano, infatti, ridotto la scelta a due nomi: Caravello e Bobby Rondinelli, un altro italo-americano dalle capacità maiuscole. Rondinelli, infatti, subito dopo fu ingaggiato dai Rainbow e negli anni ’80 divenne uno dei batteristi più quotati e richiesti suonando con band come gli Scorpions, Axel Rudi Pell, Blue Oyster Cult e molti altri.
La sfida finale fu “suonata” sulle note di “Calling Dr Love” e “I was made for Loving you”. Caravello ebbe l’ingaggio. La favola era solo agli inizi.
Come nasce la stage-persona della “Volpe”
Il tour si avvicinava. Il 25 luglio 1980, la line up doveva essere definitiva per il concerto al Palladium di New York. Ma soprattutto occorreva trovare una “maschera” e un nome d’arte per Paul Charles Caravello. Nella band, il nome Paul era inflazionato: Paul Stanley e Paul “Ace” Frehley. Inizialmente si optò per Rusty Blade, poi lo stesso Caravello scelse il nome di Eric Carr. Tuttavia, continuò a usare il nome di Rusty Blade come pseudonimo per registrarsi in incognito negli hotel.
La scelta della maschera fu più combattuta. La prima idea fu il falco. Ma le prove trucco e i costumi, come affermò Paul Stanley lo facevano sembrare piuttosto un «fagiano travestito da pappagallo!». Abbandonata l’idea del falco, Eric stesso propose “The Fox – La Volpe”, in seguito a un’ispirazione tratta dalla favola di Pinocchio. Dopo aver avuto nella band un Gatto, non poteva che seguire La Volpe.
L’idea piacque così come il trucco e il costume. Erano pronti per il Palladium.
I Kiss erano consapevoli che Eric Carr avrebbe portato una ventata di aria fresca, una nuova energia per rilanciare la band. Come gesto di benvenuto, e bonus di ingaggio gli regalarono una Porsche 924, che Eric Carr voleva riverniciare in stile maculato. Con il veto di Stanley, Carr conservò la Porsche come la cosa più preziosa al mondo fino alla sua morte. Oggi, la vettura è esposta al Kiss Museum presso il Monster Mini Golf di Las Vegas.

Eric Carr e la carriera con i Kiss
L’esordio al Palladium fu una consacrazione. I Kiss avevano visto lungo. A pochi mesi, dall’ingaggio, i Kiss arrivarono in Italia per il loro primo tour italiano e per presentare “Unmasked”. In quella occasione, gli esordienti Iron Maiden erano la band di supporto dei Kiss.
Di lì a poco, Eric Carr ebbe il battesimo di fuoco in studio di registrazione per la realizzazione dell’album “Music for the Elder” del 1981. Uno degli album più discussi della band, quello che ha venduto meno nella loro produzione e l’unico a cui non fece mai seguito un tour. Per alcuni fu l’album peggiore, per altri un lavoro monumentale.
Dopo solo 3 anni dalla ricerca di una stage-persona per Carr, la band decide di “smascherarsi” e rivelare i propri volti. Lo fecero sulla copertina di “Lick it Up” nel 1983. Fu un modo per rilanciare la carriera apparentemente in declino della band.
Le caratteristiche tecniche di Eric Carr
Eric Carr è riconosciuto come un drummer imponente, dalla rullata decisa e incisiva come si intuisce in “Creatures of the night” del 1982. Il suo modo di suonare è potente come un tuono e proprio per questo durante l’omonimo tour decisero di posizionare la sua batteria su un carro-armato. Era un concept visivo che sottolineava quella scarica di colpi anche a livello estetico.
Allo stesso modo, nel tour “Crazy nights” del 1988, sul kit strumentale campeggiava l’ideogramma giapponese “Chikara”, il simbolo della potenza.
… eppure non è mai stato ufficialmente il batterista dei Kiss
Il batterista dei Kiss, Eric Carr, non è mai stato ufficializzato come tale. È stato “assunto” dalla band come musicista stipendiato. Delusi dall’atteggiamento di Peter Criss, la band non volle mai “accreditare” altri musicisti nel loro micro-cosmo.
Ciò significava per Eric Carr non avere potere decisionale in sala di incisione, né crediti o riconoscimenti creativi, nonostante fosse un componente attivo e partecipe. I suoi brani erano regolarmente “scartati”, salvo alcune eccezioni come “Under the Rose” o “All Hell’s Breakin’ Loose”. Purtroppo, questo “neo” fu sempre vissuto da Carr con malinconia. Nonostante tutto ciò che dava alla band, l’essere considerato solo un “hired gun” lo rattristava.
Fino a quando, Simmons volle che per l’album “Hot in the Shade” del 1989 – l’ultimo che Carr registrerà per i Kiss – ci fosse un brano a firma Carr cantato dal batterista stesso. Il brano in questione è “Little Caesar” che inizialmente aveva il titolo di “Ain’t That Peculiar”. Suona quasi come un testamento.

La malattia e la morte di Eric Carr
Il 24 novembre 1991, all’età di soli 41 anni, Eric Carr muore in ospedale, al Mount Sinai di Manhattan. Aveva ingaggiato da tempo una battaglia con quello che lui chiamava l’Alien, l’alieno. Un tumore che aveva colpito cuore e polmoni. Dopo 14 ore di intervento a cuore aperto e lunghe sessioni di chemio, un aneurisma lo ha colpito, con conseguente emorragia cerebrale, inducendolo a un coma profondo e alla morte subito dopo.
L’ultima collaborazione di Eric Carr con la band è il videoclip per “God Gave Rock’nroll To You II”, brano che era la colonna sonora di “Bill & Ted’s Bogus Jouney”. Fu inserito, poi, nell’album del 1992 “Revenge”. L’album fu chiaramente dedicato al batterista e contiene la traccia demo di “Carr Jam – 1981”, composta nei primi anni di collaborazione con Ace Frehley e contenente un incredibile assolo di batteria.
Carr volle partecipare alla realizzazione del videoclip, nonostante il parere contrario dell’equipe medica. Le registrazioni in studio furono eseguite in realtà da Eric Singer il batterista che subentrò e sostituì Eric Carr nei Kiss. Tuttavia, volle partecipare personalmente ai cori.
L’ultima apparizione, invece, fu in occasione degli MTV Video Music Awards del 1991, pochi giorni prima del ricovero.
Quel fatidico 24 novembre 1991
In quel giorno, la stampa internazionale di settore e non solo aveva riempito le pagine per la scomparsa di un altro gigante del rock: Freddie Mercury. La morte di Carr passò quasi in sordina. Gli stessi Kiss, mesi dopo, dispiaciuti per come la stampa avesse ignorato il ricordo del loro batterista, decisero di inviare alla rivista Rolling Stone, un’accorata e amara lettera.
Alcuni passaggi di questa lettera, rivelano un destino comune a molte band e musicisti che a un certo punto vengono “ignorati” – a torto o a ragione, per gusti o per tendenze – dalla stampa di settore:
Siamo scioccati e delusi dall’evidente scelta di ignorare il ricordo della morte del nostro batterista, Eric Carr, che ha combattuto una lunga, sfiancante e coraggiosa battaglia contro il cancro. Durante gli scorsi 11 anni, mentre il vostro editore ha cercato di negare la nostra esistenza, Eric ha suonato in oltre 800 concerti davanti a milioni di fan in tutto il mondo … Il fatto che i vostri collaboratori che scrivono per il vostro magazine abbiano rifiutato di scrivere recensioni dei nostri album o che altri abbiano detto che nessun articolo su di noi sarebbe stato mai pubblicato sulla rivista, non ci interessa. Andiamo avanti lo stesso. Ma omettere la morte di un musicista del calibro di Eric Carr – indipendentemente dal vostro gusto personale e punti di vista – è imperdonabile … 8 gennaio 1992 – Kiss.”

Oggi, la memoria del batterista e il ricordo del suo talento viene mantenuta viva dalla famiglia e dai fan in tutto il mondo attraverso diversi progetti e iniziative, così come tramite il sito ericcarr.com.
Nel 2000 è stato pubblicato un DVD documentario “Inside The Tale of the Fox”, della durata di 120 minuti. Risale al 2011, invece, la raccolta di inediti “Unfinished Business”.Eric Carr riposa nel cimitero di Cedar Hill a Middlehope – New York.