Il 17 Marzo del 1970 esce il singolo You make me real/Roadhouse blues che precede l’uscita dell’album dei Doors “Morrison Hotel“.
Jim Morrison è stato sempre un ammiratore del blues in tutte le sue forme. In molte interviste rilasciate Morrison parla della musica del diavolo come uno dei pochi generi musicali nati negli Stati Uniti.
L’animo di Jimi era predisposto per questa forma musicale, dove il malessere veniva esternato, il mal di vivere esorcizzato tramite dei versi e Morrison dentro di sé sentiva fortemente tutti questi stati d’animo. Le sue prime influenze musicali erano stati i bluesman del Delta e il Rock’n’roll di Elvis. Anche gli altri componenti della band erano fruitori di musica afroamericana. Manzareck all’età di 7 anni cominciò ad esplorare con il pianoforte le tortuose e misteriose vie del blues e del boogie.” L’architetto” del gruppo era un appassionato ascoltatore dei bluesman del Delta e dato che era la guida musicale dei Doors la band lo seguì, e le sue passioni musicali divennero quelle del gruppo.
Il singolo Roadhouse Blues nasce da un viaggio mentale
Tramite la testimonianza di Krieger chitarrista della band e vero protagonista di questo boogie Jim prima di iniziare la registrazione cominciò a raccontare un ipotetico viaggio in macchina, con dietro delle casse di birra, il deserto intorno e l’auto che sfreccia nel silenzio della notte in cerca di una locanda dove fermarsi a bere. Jim dice Krieger non era solito introdurre i brani ma questa volta lo fece come in un racconto maledetto.
Rothchild il produttore dei Doors chiamò John Sebastian leader dei Lovin Spoonfull per la registrazione dell’armonica dopo che Jim più volte tentò di approcciare con lo strumento ma con esiti non del tutto soddisfacenti. Krieger trovò il riff principale del boogie e l’assolo fu improvvisato. Il basso invece lo suonò Lonnie Mack e per una volta Ray Manzareck suonò solo il pianoforte e fu più libero di giocare con il suo strumento.
Jim entusiasta di Lonnie Mack
Come sopra citato Lonnie Mack in questa occasione fu il bassista dei Doors. Morrison era molto emozionato di essere affiancato da Mack che era un grande chitarrista blues, un vero bluesman e fu proprio a lui che Jim cominciò a leggere il testo di Roadhouse blues. Lonnie suonò il basso (che non era il suo strumento) in maniera un po’ più rallentata in modo di dare un groove più blues al brano, Il resto lo fecero i componenti della band ed in tre giorni di estenuanti registrazioni il brano fu pronto.
Dopo questo lavoro Lonnie si dedicò di nuovo alla musica, dopo che per un certo periodo aveva lasciato le scene per dedicarsi ad altro. In questa session fece un grande lavoro, e tutti i Doors furono entusiasti e riconoscenti rispetto alla sua partecipazione.
L’assolo di Krieger, la voce di Jim e il groove della sezione ritmica
Il riff del chitarrista dei Doors ti entra dentro , ti riporta al blues di Chicago, il botta e risposta con la voce di Jim è blues suonato e cantato, per un attimo se chiudi gli occhi sembra di stare in un locale di fumoso di Chicago, il potente groove di Manzarek e Densmoore fanno il resto. Il testo poi fa immaginare, sognare quel luogo misterioso, la Locanda , dove soffocare i propri blues devil’s almeno per una notte.
“Guida Baby, non staccare le mani dal volante, la Locanda è vicina”
L’assolo di Krieger è vera poesia musicale, improvvisazione pura è sull’onda della musica del diavolo, ti fa sognare, dondolare, e per un attimo ti fa pensare che i Doors in realtà vengono dal Delta, si sente fortemente la contaminazione della band, la musica nera è dentro di loro, l’incastro degli strumenti è prefetto, la musica è anche questo, fa volare in certi luoghi dove vorresti essere quando senti di voler scappare dalla realtà.
La musica non muore mai
Roadhouse Blues nonostante non divenne da subito un brano popolare, ancora oggi è una delle poche canzoni che in una serata di cover rock non manca mai.Gli anni passano ma questa canzone rimane un evergreen, e tra i giovani che cominciano a suonare uno strumento è uno dei primi blues ad essere studiato. Gli anni passano ma certa musica fatta bene rimane, e nonostante dei componenti della band non ci siano più la musica ne porta testimonianza tramite i lavori fatti in passato, ma che sono godibili anche nel presente. Quella locanda non sparirà mai, sarà sempre il luogo dove tutti vorremmo rifugiarci, almeno per una notte.