La band di Torino My Amy Vice torna con “Istinti D’Istanti”, otto tracce che si muovono tra il rock e il pop.
Fuori “Istinti D’Istanti”, il primo album dei My Amy Vice. La band di Torino torna con otto tracce che si muovono tra il rock e il pop con influenze di elettronica e cantautorato.
“Istinti D’Istanti” è il vostro primo album. Com’è nato e quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?
Ci piace l’idea di raccontare delle storie nei nostri brani e Istinti d’istanti fa da collettore, come un album di fotografie. Ha avuto una gestazione un po’ lunga, prova ne sia che Ad Occhi Chiusi era uscito come singolo nel 2023. Abbiamo cambiato scelte operative, puntando su una piena autoproduzione e la cosa ha richiesto più tempo del previsto.
Il titolo suggerisce un contrasto tra impulsi e momenti fugaci. Come avete scelto questo nome e cosa rappresenta per voi?
Come titolo volevamo un gioco di parole che rendesse l’idea di cosa si può trovare nel disco a livello di temi. Siamo partiti da Istinti distinti, che poi è diventato Istinti distanti per finire con Istinti d’istanti, che amplifica il gioco con la doppia lettura distanti/d’istanti.
Avete prodotto l’album in totale autonomia. Quali sono state le sfide e le soddisfazioni di questa scelta?
Le sfide di un’autoproduzione sono tante, prima fra tutt’e quella di confezionare un prodotto convincente dal punto di vista sonoro, a prescindere dalla qualità dei brani. Negli anni abbiamo avuto il piacere di lavorare con dei sound engineers di livello, come Gigi Guerrieri, Gianni Condina e Fabrizio Chiapello, qualche segreto lo abbiamo assimilato e ci siamo lanciati. Le soddisfazioni iniziano ad arrivare perché il prodotto piace anche sotto il profilo della produzione.
Tenebre ha un’impronta cantautorale e richiama persino De André. Quanto la tradizione italiana ha influenzato il vostro songwriting?
Essendo dei “ragazzi” degli 70 siamo cresciuti con ciò che ascoltavano i nostri genitori: Battisti, De Andrè, Tenco per fare 3 nomi così a caso. Non sentire certe influenze è impossibile. Poi c’è tanta qualità nei testi della musica italiana, perché quando scrivi in italiano devi fare uno sforzo maggiore, rispetto ad altre lingue, perché “se c’è una cosa che è immorale è la banalità” (cit. Manuel Agnelli, Bianca)
“Ad Occhi Chiusi” chiude l’album con una versione rimasterizzata. Perché avete deciso di riproporlo in questa veste?
Come dicevamo prima, Ad Occhi Chiusi era uscito come singolo nel 2023, doveva anticipare l’album e aveva una produzione diversa. Poi abbiamo cambiato strada e avevamo l’esigenza di uniformarlo al resto del disco, da qui la versione “remaster”.
Avete partecipato a festival importanti come Rock Targato Italia e Sanremo Rock. Quanto queste esperienze hanno influito sulla vostra crescita?
I festival sono una cosa importante soprattutto per le band giovani. Per noi che siamo diversamente giovani è un po’ diverso. Erano stati importanti quando li abbiamo fatti nella nostra “vita precedente”, prima della reunion quando ci chiamavamo ancora Dentro Marylin. Un’esperienza bellissima era stato il TimTour, nel 2001, suonavi in piazze piene di gente, c’era la televisione, presentava Red Ronnie e non c’erano ancora i talent. Quell’anno c’erano anche i Negramaro, che erano ancora una band giovane ed emergente come noi.
Se poteste collaborare con un artista, italiano o internazionale, chi scegliereste e perché?
Data l’importanza che hanno nel nostro percorso gli Afterhours, dire Manuel Agnelli sarebbe facile e scontato. In realtà è una domanda difficile perché tante sono le nostre influenze e ognuno di noi potrebbe dire cose diverse. A prescindere dal nome, oltre che un onore sarebbe una grande occasione.
Per chi ancora non vi conosce, come descrivereste i My Amy Vice in tre parole?
La rockband della porta accanto. Come la ragazza della porta accanto, magari la sottovaluti ma se le dai spazio, arriva al cuore.
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