A pochi giorni dall’ uscita del loro terzo singolo, dal titolo “Airport 55“, abbiamo contattato i Metanfora e abbiamo rivolto loro alcune domande. Ecco l’intervista.
Quando nasce il vostro progetto musicale?
“Il progetto musicale dei Metanfora nasce nel 2019, a seguito di un concerto per la presentazione di un disco cantautoriale di Rudi, in quell’occasione è nata l’idea di tentare di portare le canzoni inedite in repertorio da una veste intima e cantautoriale ad una più classica “rock”. Siamo partiti in tre, per poi arrivare all’attuale formazione che vede Rudi e Frank alle chitarre, Stefy alla voce e violino e Mark e Zano al basso e batteria, la voce maschile è quella di Frank. Il progetto si è evoluto attraverso le esperienze live in teatri e pub fino all’idea di pubblicare i nostri brani sugli store digitali, nella speranza di allargare il nostro pubblico.”
Se doveste presentarvi a chi non vi conosce, come vi presentereste?
“Siamo un gruppo che ama il palco, la nostra dimensione principale è quella dell’incontro con la gente e siamo davvero soddisfatti di riuscire a suonare in giro anche senza fare cover. Proponiamo le nostre canzoni e lo facciamo in teatri dove la gente viene per ascoltare, ma anche a feste popolari o nei pub. La cosa bella è percepire l’interesse di chi ci ascolta per le cose che suoniamo e per i testi che scriviamo, questo ci dà la carica. Suonare la propria musica per la gente che ci viene ad ascoltare è davvero affascinante e appagante. Ok siamo una “no cover” band.”
Quali sono le band (o i musicisti) e il genere ai quali vi ispirate?
“Proveniamo da background musicali diversi e abbiamo gusti musicali diversi, in ordine sparso: Pink Floyd, Bruce Springsteen, Guccini, De Andrè, i cantautori francesi, la musica classica, irish e i Deep Purple.. Voi capite che da una macedonia del genere non può venir fuori qualcosa di definito. Il pubblico che ama il rock anni settanta, i cantautori e la musica pop si riconosce nelle nostre sonorità. Per quanto riguarda i testi – noi scriviamo sia in inglese che in italiano – i riferimenti sono i cantautori. Raccontiamo storie, di persone, cerchiamo di mettere in musica le vicende che ci colpiscono, fissandole attraverso le emozioni che la musica può dare. Forse potremo dire che suoniamo musica rock ma con dei testi che non fanno riferimento alla “cultura rock”, in questo aspetto forse i nostri modelli possono essere più Bruce Springsteen che i Rolling Stones… Nel nostro repertorio ci sono classici blues o rock and roll come pezzi molto melodici, fino a sconfinare nel folk o nella psichedelia, insomma un bel casino, ma molto divertente.”
Una curiosità sul vostro nome. Da dove nasce Metanfora?
“Metanfora è una parola inventata, anche se ancora in uso da una derivazione arcaica, che si rifà al concetto di “metafora”. L’idea ci è venuta vedendo i quadri di Piero Arcieri, pittore barese, che raffigura anfore rotte con all’interno spartiti musicali e fiori. I nostri testi sono ricchi di metafore e quindi ci siamo riconosciuti in queste immagini, e poi, non esisteva nessun gruppo con questo nome, per cui lo abbiamo adottato con entusiasmo. Mica facile trovare un nome per un gruppo che non sia già di qualcuno. Ci è piaciuto e siamo diventati i Metanfora.”
Raccontataci qualcosa sul nuovo singolo “Airport 55”
“Airport 55 è la storia di un amore malato, un racconto dove l’aeroporto è la metafora dell’esistenza. Airport 55 è un aeroporto dove non ci sono voli e un posto da dove non si può partire ma dove si decide di poter stare, si capisce che il riferimento è agli ambienti istituzionalizzanti come i manicomi di un tempo, all’interno dei quali il desiderio è quello di fuggire ma alla fine sopravvive chi riesce in qualche modo ad omologarsi. La canzone è basata su un ossessivo riff di accordi che si sussegue per tutto il brano sul quale la voce esegue due melodie diverse per strofe e ritornello. La chitarra, all’interno delle strofe, racconta l’altra storia, quella della sofferenza dell’anima. Nei live la facciamo accelerando il giro dell’assolo finale e con essa concludiamo i nostri concerti. In studio non abbiamo osato tanto… e sfumiamo.”
A quando l’uscita del disco?
“Bella domanda, ci hanno detto che i dischi non vanno più di moda, a noi che piacciono i vinili e quindi abbiamo pensato assieme al nostro produttore Claudio Pagani, in arte Piero Peluche e alla Thinkroot Records, l’etichetta americana che ci distribuisce, di rilasciare una canzone ogni mese circa da qui a fine anno, per cui, con ogni probabilità a dicembre avremo un lp completo. Airport 55 è il terzo singolo e il 3 giugno uscirà Luna Stasera, quindi abbiamo già quasi un ep…”
Avete in programma un tour promozionale?
“Magari! No, in realtà suoniamo dove ci chiamano, non abbiamo un tour definito a priori, non siamo legati a manager o cose di questo genere. La musica è il nostro hobby!”
Progetti per il futuro?
“Continuare a scrivere e suonare la nostra musica. Ci piacerebbe poterla fare ascoltare attraverso le piattaforme digitali a tutti quelli che la possano apprezzare. Poi forse un disco si, magari un bel vinile con la copertina come si faceva un tempo. In fondo siamo degli inguaribili romantici.”